La fine della globalizzazione sarebbe un evento nefasto o l’inizio di una nuova era di benessere e prosperità per le Nazioni?
A sentire i commenti della politica e dei Media, per le politiche protezionistiche di Trump e per i Dazi che vuole applicare, sembrerebbe che tutti siano decisamente a favore della Globalizzazione. La Globalizzazione infatti consiste nell’esternalizzare le produzioni in paesi del terzo mondo o comunque in quelli con bassissimo costo della manodopera e nessuna tutela del lavoro, dell’ambente e della sicurezza. Molti imprenditori per scelta o per necessità hanno delocalizzato le produzioni potendo produrre a prezzi più bassi ma continuando a vendere all’interno dei confini nazionali senza alcun onere aggiuntivo. Imporre Dazi alle importazioni tra le altre coese disincentiva le Aziende a produrre fuori dai confini nazionali. Anche per i produttori esteri si tratta di un incentivo a produrre entro i confini dei mercati di sbocco impiegando lavoratori del posto e pagando le imposte sul territorio di produzione. L’imposizione dei Dazi, in tutte le nazioni che hanno un tessuto industriale e produttivo di livello medio alto, non è altro che il detonatore che innesca la fine della Globalizzazione. Ovviamente i Media mainstream e i politici opportunamente addestrati obietteranno che i dazi mineranno irreparabilmente le nostre esportazioni dimenticando un dato essenziale: le nostre esportazioni non sono legate al basso costo ma alla qualità, alla tecnologia, al pregio, all’unicità dei nostri prodotti. Il Parmigiano, la Meccanica, la Moda, i prodotti agroalimentari, macchine e attrezzature non si vendono perché costano poco ma perché valgono molto. Questa deve essere la caratteristica che regola le esportazioni, non il costo ma la qualità del prodotto.
La fine della Globalizzazione porterà le Imprese a tornare a competere per la qualità, l’originalità, le prestazioni, la bellezza dei propri prodotti.
Competere sul costo tende solo ad abbassare la qualità del prodotto o la qualità del lavoro per i poveracci costretti a lavorare come schiavi fuori dai confini nazionali ma gradualmente anche dentro. Il deterioramento della qualità del lavoro e della vita lo abbiamo osservato e vissuto quotidianamente nell’attuale economia neoliberale che ha portato solo a riduzioni salariali, disoccupazione, cancellazione dei diritti dei lavoratori, precarietà e alla nascita di una nuova categoria quella dei poveri che lavorano.
Se i Media e Politici sono così contrari ai Dazi e quindi contro la fine delle Globalizzazione è perché dipendono in gran parte dai capitali dei grandi gruppi Finanziari e Fondi d’investimento che lucrano pesantemente dall’attuale economia globalizzata che gli consente enormi introiti per effetto della differenza di costo tra la produzione e il mercato. E questo a spese delle economie Occidentali e dei lavoratori che diventano sempre più poveri e sfruttati.
Quindi, in assoluta controtendenza, ben vengano i Dazi quale innesco per la “fine della Globalizzazione”.